Le Golden State Valkyries non vendono solo biglietti per il basket, ma anche un pubblico sorprendentemente solido ai loro partner pubblicitari: 44 partite casalinghe WNBA sold-out nelle loro prime due stagioni, più di 12.000 abbonati stagionali e un tasso di rinnovo superiore al 90 per cento per 2027. La presidente Jess Smith riferisce inoltre di 30 per cento in più di ricavi da sponsorizzazione tra le stagioni regolari 2025 e 2026. Ciò fa del giovane club di basket femminile un esempio interessante di come il legame con la community possa diventare un business pubblicitario misurabile.
La base di tifosi fornisce il primo dato
Il bilancio ufficiale della stagione delle Valkyries indica per 2026 una media di 18.064 persone per partita casalinga e un totale di 397.408 presenze. Anche nella seconda stagione ognuna delle 22 partite casalinghe regolari è stata sold-out. L'alto tasso di rinnovo è particolarmente interessante per i partner: il club raggiunge il suo pubblico non solo in una giornata di evento di successo, ma attraverso contatti ricorrenti.
Questo sviluppo si inserisce in una tendenza più ampia nel marketing dello sport femminile e della community: i brand acquistano sempre più accesso a una fan community coinvolta, invece di limitarsi a posizionare un logo nello stadio.
Athleta trasforma una partnership in un prodotto indossabile
Il marchio di abbigliamento Athleta, parte di Gap, è diventato a settembre il ufficiale Off-Court Apparel Partner. Per la collezione congiunta Off-Court Edit la giocatrice Veronica Burton si è messa davanti alla telecamera. Per la partita casalinga del 18 settembre era prevista un'azione limitata con T-shirt; per 2027 è previsto merchandising con il brand congiunto.
Non si tratta della classica pubblicità a bordocampo: atlete, articoli per tifosi, iniziative allo stadio e contenuti social offrono diversi punti di accesso allo stesso mondo di marca. Analogamente CarMax sta ampliando la sua partnership WNBA con un programma per creator. Per le aziende diventa così più importante anche chiedersi quali diritti su contenuti e utilizzo un contratto di sponsorizzazione includa effettivamente.
I partner vogliono non solo portata, ma impatto
In un colloquio con Digiday del 9 ottobre Smith spiega cosa chiedono ormai gli sponsor: presenze agli eventi, visualizzazioni social, storie legate al loro marchio e il valore mediatico della presenza in TV e radio. Il club lavora a questo scopo con un team di insights di otto persone, che condivide con i Golden State Warriors. Per misurare l'impatto sulla community ha coinvolto l'agenzia The Team. Secondo Smith, il club conta più di 40 partner.
Particolarmente significativo è il legame con un impegno concreto: l'iniziativa „She Plays On“ collega la vendita di maglie al sostegno delle ragazze nello sport. Da programmi come questo nascono occasioni per copertura mediatica e conversazioni della community che vanno oltre la partita stessa.
Cosa possono trarre dal caso gli sponsor italiani
Un piano di misurazione sensato dovrebbe separare quattro livelli: visibilità (visualizzazioni video e persone raggiunte), partecipazione (presenze agli eventi e attivazioni), azione (clic sullo shop, coupon e vendite) e fidelizzazione (acquisti o partecipazioni ricorrenti). Già in fase di stipula del contratto si possono concordare definizioni comuni e scadenze di reporting.
Proprio qui sta la lezione per le società regionali e i grandi marchi: una buona sponsorizzazione non fornisce solo spazi pubblicitari. Costruisce formati ricorrenti, punti di contatto reali e un percorso verificabile dall'attenzione ai risultati di business. Come eventi con creator possano essere valutati attraverso ticketing e segnali di community riguarda sempre più anche lo sport professionistico.
