Nella sua attuale campagna di football, Carhartt non punta principalmente sugli atleti, ma sulle persone dietro la macchina dello sport. Intorno al nuovo Highmark Stadium dei Buffalo Bills, il brand di workwear mette al centro della sua piattaforma "Made Possible" operai edili e altri professionisti dei mestieri, integrandola con video più lunghi, clip social, attivazioni allo stadio e pubblicità classica.
L'approccio è interessante, perché Carhartt collega direttamente lo sponsorizzazione sportiva al proprio posizionamento di marca. Invece di usare il football solo come contesto di visibilità, il brand racconta una storia sul pubblico per cui i suoi prodotti sono stati originariamente pensati. Secondo Digiday, la campagna ha finora portato a circa cinque volte più traffico sulla landing page "Join the Trades" di Carhartt rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Lo spot parte dal giorno di partita e torna al lavoro dietro le quinte
Carhartt descrive la fase attuale della campagna in un comunicato ufficiale del 13. agosto 2026. Lo spot hero da 30 secondi "Making Football Possible" inizia con i tifosi e l'atmosfera del giorno di partita e poi ripercorre a ritroso il lavoro necessario per arrivarci: si installano i sedili, si posa il manto erboso, si realizzano i pali delle porte e si producono i palloni.
In aggiunta ci sono video dietro le quinte di due minuti. Uno di questi accompagna la leggenda dei Bills Thurman Thomas, la cui impresa edile 34 Group ha partecipato all'installazione dei sedili, insieme al running back attuale James Cook III attraverso il nuovo stadio.
La campagna non si limita al video. Alla prima partita casalinga di preseason, i primi 20.000 tifosi riceveranno rally towel con i nomi delle squadre di lavoro coinvolte nella costruzione dello stadio. Carhartt diffonde inoltre messaggi all'interno dello stadio e prolunga i contenuti sui social media.
Perché la campagna va oltre uno sponsorizzazione NFL
La differenza principale rispetto a molte campagne sportive sta nel ruolo degli atleti. Thomas e Cook fanno parte della comunicazione, ma servono soprattutto da ponte verso i lavoratori dietro lo stadio. In questo modo il contesto sportivo resta abbastanza ampio da attirare attenzione, senza separare il brand dalla sua promessa reale di prodotto e di pubblico.
Lo stesso non vale per le campagne che usano le star dello sport come mezzo di copertura. Lowe's tratta per esempio i giocatori NFL come macro-influencer in modo mirato, mentre Cheez-It costruisce la sua campagna di college football come serie social ricorrente.
Carhartt utilizza invece l'infrastruttura intorno allo sport come storia. Per i brand può essere uno schema più utile di uno spot sponsorizzato intercambiabile: la portata culturale dello sport viene collegata a un tema che solo questo brand può occupare in modo credibile.
I social prolungano la campagna, ma non sono tutta l'idea
Secondo Digiday, l'attivazione funziona come campagna full-funnel e viene prolungata sui social con estratti. Notevole è che i social non sono pensati come canale isolato. I contenuti brevi riprendono materiale da un universo di campagna più ampio, che include video longform, presenza allo stadio e la piattaforma "Join the Trades".
Per i team social questo è rilevante: le idee di campagna riconoscibili si traducono più facilmente in formati brevi rispetto a singole trovate da piattaforma. Allo stesso tempo nasce un obiettivo chiaro fuori dal feed, in questo caso la landing page dei programmi di formazione e dei mestieri.
Che l'attenzione sportiva da sola non garantisca un effetto di marketing lo mostra anche l'altro lato del mercato: nonostante il forte aumento dell'interesse per il calcio, la domanda di pubblicità in Premier League negli USA è rimasta in gran parte stabile di recente[](/blog/wm-boom-premier-league-werbung-usa-2026/). Il caso Carhartt mostra quindi soprattutto quanto sia importante un angolo di marca proprio rispetto al tema sportivo.
Cosa dovrebbero portarsi a casa i marketer
La campagna non funziona perché Carhartt ha un legame con la NFL, ma perché il legame può essere spiegato a partire dal brand stesso. Costruzione, artigianato e lavoro duro non sono temi aggiunti in seguito, ma si adattano al prodotto e alla piattaforma "Made Possible" già esistente.
Per i team social e brand questa è la vera lezione: un grande evento culturale porta portata, ma l'idea più forte nasce spesso dove il brand ha un proprio sguardo su quell'evento. Allora spot TV, video longform, clip social, creator o atleti e attivazioni sul posto possono raccontare la stessa storia, invece di usare soltanto lo stesso hashtag.
