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Meta, TikTok e X si oppongono alle richieste di dati di Ofcom

Meta, TikTok e X contestano ampie richieste di dati di Ofcom ai sensi dell'Online Safety Act. Vengono richiesti indicatori dettagliati su moderazione ed esposizione.

Da Redazione Social Rocket

Questo testo è stato creato con il supporto dell'IA e verificato dalla redazione prima della pubblicazione. Tutte le fonti sono linkate qui sotto.

Immagine simbolica: smartphone con app di social media
Foto: Julian / Unsplash

Meta, TikTok e X si oppongono in tribunale nel Regno Unito a ampie richieste di dati da parte dell'autorità di vigilanza sui media e sulle comunicazioni online Ofcom. Al centro ci sono gli avvisi informativi di febbraio 2026, con cui l'autorità chiede indicatori dettagliati sulla moderazione dei contenuti ai sensi dell'Online Safety Act britannico.

Quali dati Ofcom chiede alle piattaforme

Secondo Reuters, Ofcom chiede tra l'altro informazioni su quanti post siano stati rimossi o la cui visibilità sia stata limitata e su quanti utenti siano stati potenzialmente esposti a contenuti dannosi.

Le tre aziende ritengono l'ampiezza delle richieste eccessiva. Secondo Reuters, in una testimonianza X ha definito la richiesta la più gravosa richiesta normativa di informazioni che l'azienda abbia mai ricevuto in qualsiasi paese. Meta critica la richiesta ampia e molto dettagliata riferita a sette servizi. TikTok sostiene che Ofcom abbia aggirato un meccanismo di monitoraggio alternativo dotato di proprie garanzie.

Ofcom ribatte che i dati sono necessari per valutare se il nuovo regime di sicurezza online funzioni davvero. Il regolatore sottolinea inoltre di aver già ridotto la portata delle richieste.

L'Online Safety Act aumenta la pressione sulle piattaforme

L'Online Safety Act britannico del 2023 obbliga le grandi piattaforme a misure di protezione e di gestione dei rischi più estese. In caso di gravi violazioni, Ofcom può irrogare sanzioni pecuniarie fino al 10 per cento del fatturato mondiale.

La disputa attuale va quindi oltre una questione di oneri di reportistica. Tocca la questione di quanto dettagliatamente le piattaforme debbano rendere noti i propri sistemi di moderazione ai regolatori e di quanto debba essere misurabile l'effettiva esposizione a contenuti problematici.

Il conflitto si inserisce in uno sviluppo normativo più ampio. In Europa e in altri mercati si discute di limiti d'età e tutela dei minori sui social media in modo sempre più severo [](/blog/macron-eu-social-media-verbot-unter-15-2026/). L'Australia segue un percorso diverso con un opt-out dai feed algoritmici previsto. Allo stesso tempo, i sondaggi internazionali mostrano un crescente scetticismo verso le conseguenze sociali delle piattaforme, come mostra il nostro riepilogo dello studio Pew su social media e democrazia.

Cosa significa per il social media marketing

Per gli inserzionisti, la procedura non cambia per il momento alcuna impostazione delle campagne. A lungo termine, però, procedure di questo tipo sono rilevanti, perché obblighi normativi di misurazione più severi possono incidere sui report delle piattaforme, sui processi di moderazione e sulla disponibilità di determinati dati su pubblico e sicurezza.

L'audizione sulle richieste di informazioni dovrebbe concludersi, secondo Reuters, il 7 ottobre 2026. La settimana successiva è inoltre attesa un'ulteriore impugnazione di Meta relativa al calcolo di tasse e possibili sanzioni.

Fonti